Le macchine cambia-soldi nel capannone ex Cerpelli

La Vne Holding ha acquistato gli spazi dove si costruivano le pompe Finder «Potevamo delocalizzare all’estero, vogliamo creare occupazione qui»

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Un piccolo ma ambizioso polo produttivo in terra seravezzina. Siamo in via Biagioni, a Querceta, dove nella sede della Vne Holding si progettano – dal software alla meccanica – si realizzano e si esportano in tutto il mondo le money machine. Sono le macchine cambia monete e banconote. Ce ne sono 80 mila, made in Seravezza, sparse nei casinò e nelle sale gioco e scommesse di tanti paesi. E dal 2017 la società, ormai leader in Italia, ha acquistato un terzo capannone, è quello in cui si costruivano (fino al 2015) le pompe della ex Cerpelli, e dove oggi trova luogo la loro produzione.

Prossimo obiettivo della Vne Holding sarà quello, fra qualche anno, di quotarsi in Borsa. Parola di Lorenzo Verona, che con il padre Nino è titolare dell’azienda. Dunque grandi aspirazioni, ma intanto si è scelto di investire ancora su Seravezza. «Avevamo due opzioni: seguire la tendenza, e delocalizzare – spiega Lorenzo – nei paesi dell’est o in Cina, o fare una scelta etica. Abbiamo scelto di investire e creare occupazione qui».

Dopo la crisi, e la chiusura, dello stabilimento di Querceta della Finder Pompe, la Vne che è a pochi metri di distanza ha colto l’occasione: ha acquistato e ristrutturato il capannone celeste. «È successo proprio quando stavamo iniziando a espanderci anche all’estero. Abbiamo deciso di rimanere qui anche se ci costerà il 60% in più sulla produzione: ci siamo messi una mano sul portafoglio – dice Lorenzo – e l’altra sulla coscienza».

Nei piani della società c’era l’assunzione dalle 20 alle 30 persone, data l’espansione. Ma a causa di una contrazione delle richieste in Italia – compensate dalle esportazioni – l’azienda è rimasta con il solito organico. Un’altra novità è però dietro l’angolo: la Vne si sta dedicando interamente a un nuovo prodotto. Se prevalentemente dal 2004 a Querceta si realizzano money machine per le sale gaming (slot machine e Vlt) e per il betting (scommesse sportive), oggi si guarda agli apparecchi che emettono pagamenti automatici per i pubblici esercizi. «Ci sono attività, come le panetterie, gelateria o pasticcerie, in cui si somministrano bevande e alimenti e non si vuole toccare con le mani i soldi» dice Lorenzo.

La Vne presenterà i modelli alla prossima fiera di Rimini di fine gennaio. La società di via Biagioni – che produce circa 7 mila dispositivi l’anno – ha finora esportato nell’America Latina e in tutta Europa. Da quest’anno cercherà di inserirsi nel mercato russo, negli Usa (è in attesa di ricevere la licenza di vendita nel Nevada) e in Africa. «Stiamo allestendo un centralino – spiega Nino Verona – in grado di dare assistenza, come orario e lingua, a tutti i clienti, che sono distribuiti dalla Bulgaria fino a Las Vegas».

Insomma, alla Vne c’è fermento e fiducia nel futuro. Si capisce anche dal nuovo show room che stanno allestendo: elegante e pronto a ospitare grandi clienti, oltre che a promuovere i gioielli di casa.

Dà lavoro a oltrecento persone

La Vne Holding dà lavoro a circa 60 dipendenti specializzati impiegati nei tre capannoni di via Biagioni a Querceta. Ma sono circa altrettante le persone che coinvolge nelle aziende partner (sempre locali) a cui si affida per costruire e verniciare le scocche delle money machine. L’azienda è stata fondata dalla famiglia Verona nel 1977, ma è dal 2004 – anno in cui il gioco d’azzardo è diventato legale – che ha subito un forte sviluppo grazie all’invenzione di un prodotto che ha fatto la differenza in questo mercato. Dal 2006 ha iniziato ad assumere creando una linea di produzione. Da allora realizza apparecchi (che vende o noleggia) per la gestione di banconote, monete e più in generale di pagamenti e transazioni tramite sistemi cash e cashless.

Autore: Tiziano Baldi Galleni

Fonte: Il Tirreno

Link: Il Tirreno, 13 gennaio 2018

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2018-01-16T17:39:14+00:00gennaio 15th, 2018|RASSEGNA STAMPA|